
Aton gruppo tech internazionale specializzato nel migliorare i processi commerciali grazie al digitale e all’AI, con sede a Treviso, con il white paper “Sell out 2025: visibilità, velocità e valore nel retail globale”, analizza i cambiamenti che stanno attraversando moda, accessori ed eyewear, individuando le nuove tendenze: dai micro brand al ruolo dell’intelligenza artificiale nel consigliare gli acquisti, ormai il personal shopper è ChatGpt. Il Ceo, Giorgio De Nardi: “L’intelligenza artificiale agentica è il futuro nel mondo del fashion”

Il retail fashion è entrato in una fase di trasformazione strutturale. Mercati rallentati, consumatori sempre più selettivi, omnicanalità complessa e nuove forme di discovery digitale stanno mettendo in discussione i modelli tradizionali di crescita. In questo scenario, il dato delle vendite in negozio (sell out) diventa l’elemento chiave per comprendere la domanda reale e guidare decisioni operative e strategiche.
Il white paper di Aton “Sell out 2025: visibilità, velocità e valore nel retail globale” nasce con l’obiettivo di offrire ai decision maker una chiave di lettura concreta e operativa su come governare questa complessità.
Frutto dell’esperienza diretta di Aton sul mercato e dell’analisi di fonti di ricerca internazionali autorevoli, l’indagine restituisce una fotografia dei principali trend e delle sfide che i brand si trovano ad affrontare. Gli insight emergono dal lavoro quotidiano a fianco dei clienti e dall’analisi strutturata delle evidenze raccolte dai team commerciali e marketing, su un perimetro operativo che comprende oltre 8.000 punti vendita in 50 Paesi.
Gruppo tech internazionale fondato nel 1988 da Giorgio De Nardi specializzata in servizi e soluzioni per la trasformazione digitale sostenibile delle imprese, ha deciso di realizzare questo masterplan informativo per rispondere alle esigenze dei propri clienti in ambito fashion. L’azienda opera infatti nei processi di vendita omnichannel, supply chain e tracciabilità dei prodotti, offrendo piattaforme software, consulenza e servizi gestiti con supporto internazionale. Società Benefit e certificata B Corp, il Gruppo Aton conta 285 persone, 750 clienti nel mondo e un fatturato 2024 di 25,4 milioni di euro.
L’esperienza maturata al fianco di clienti come SUN68, Woolrich, Liu Jo, Peuterey, Salewa, Safilo, Kering Eyewear e GANT ha consentito ad Aton di sviluppare una conoscenza profonda e concreta delle dinamiche retail e omnicanale del settore fashion. Una competenza costruita sul campo: dalla gestione dei punti vendita al supporto applicativo in 14 lingue, dai servizi di raccolta e certificazione dei dati di sell-out in 50 Paesi, fino alla tracciabilità RFID lungo l’intera supply chain, abilitatore chiave della transizione verso il Digital Product Passport. È proprio questa conoscenza, maturata attraverso l’attività quotidiana a fianco dei brand, che Aton ha deciso di mettere a sistema e condividere in questo report dedicato al mondo fashion, casi concreti e insight operativi per supportare le aziende nelle scelte strategiche e operative.
Il documento firmato dagli esperti di Aton analizza i principali trend che definiranno il retail da qui al 2030, dall’ascesa dei micro-brand community-first al social commerce, dall’intelligenza agentica come nuovo punto vendita digitale all’omnicanalità snella, fino al ruolo strategico del Digital Product Passport. In questo contesto, Aton propone un cambio di paradigma: trasformare il sell out da semplice metrica post-vendita a vera e propria intelligence predittiva.
«Il retail fashion sta vivendo una trasformazione strutturale che va ben oltre le oscillazioni congiunturali del mercato», afferma Giorgio De Nardi, CEO di Aton. “Consumatori più consapevoli, canali frammentati e nuove modalità di scoperta digitale stanno mettendo in crisi modelli basati su dati incompleti e reazioni tardive. Con il white paper Sell out 2025 abbiamo voluto offrire ai decisori aziendali uno strumento concreto per recuperare visibilità e rapidità nelle scelte. Oggi l’intelligenza artificiale è il primo punto di contatto con il cliente: se i brand non controllano i dati reali di vendita, rischiano di non emergere proprio nel momento in cui il consumatore li sta cercando. Governare il sell-out significa governare il mercato, non inseguirlo.”
Al centro del white paper c’è anche il modello di “Sell Out Data Certification” sviluppato da Aton, che combina tecnologia proprietaria e presidio umano per garantire dati affidabili, tempestivi e certificati lungo tutta la rete globale dei wholesaler. Un approccio ibrido che permette ai brand di anticipare la domanda, ottimizzare stock e pricing, ridurre il capitale immobilizzato e rafforzare la relazione con i retailer su una base di dati condivisi e trasparenti.
Attraverso casi applicativi e benefici misurabili, il white paper dimostra come la governance del dato di sell out possa tradursi in maggiore efficienza operativa, protezione del margine e crescita sostenibile, trasformando la supply chain in una vera value chain proattiva.
“Nel retail fashion il vero vantaggio competitivo oggi non è fare più rumore, ma vendere meglio”, conclude Giorgio De Nardi, CEO di Aton. “Con questo white paper abbiamo voluto dimostrare che la differenza tra chi subisce il mercato e chi lo governa sta nella qualità e nella certificazione del dato di sell out. Quando il dato diventa affidabile, tempestivo e condiviso, smette di essere un report e diventa una leva strategica capace di guidare pricing, assortimenti, sostenibilità e relazione con i retailer. È qui che si costruisce il valore reale del retail del futuro.”
Sell Out 2025 – i numeri chiave del retail fashion globale
Il white paper “Sell out 2025: visibilità, velocità e valore nel retail globale” di Aton fotografa un settore fashion in profonda trasformazione, dove la crescita non è più uniforme e la gestione del dato diventa un fattore discriminante per la redditività.
Nel 2025 il mercato globale dell’abbigliamento ha raggiunto un valore complessivo di 1,84 trilioni di dollari, confermandosi uno dei comparti più rilevanti dell’economia mondiale. All’interno di questo scenario, l’e-commerce fashion genera oltre 883 miliardi di dollari, spinto dall’evoluzione delle abitudini digitali, dalla personalizzazione e dalla discovery supportata dall’intelligenza artificiale. Il segmento eyewear vale circa 220 miliardi di dollari annui e continua a crescere a un ritmo superiore al 10%, dimostrando una resilienza superiore rispetto ad altre categorie.
Diversa la traiettoria del lusso, che dopo quindici anni di crescita quasi ininterrotta registra nel 2025 la prima flessione, con un tasso di crescita medio annuo (CAGR) stimato intorno al 3,4% e previsioni di lieve calo nei principali mercati globali. Secondo l’analisi di Aton, questa contrazione non è legata solo alla domanda, ma anche all’aumento dei costi operativi e alla scarsa visibilità sui dati di vendita effettivi lungo la rete distributiva.
Un altro dato rilevante riguarda il social commerce, che cresce a un ritmo triplo rispetto all’e-commerce tradizionale. Nel 2025 rappresenta già il 17% delle transazioni globali di e-commerce, con una previsione di crescita fino al 25% entro il 2030. Questo cambiamento accorcia drasticamente il percorso d’acquisto: dal feed alla cassa in 48 ore, con effetti immediati anche sui canali fisici e wholesale.
Sul fronte omnicanale, il white paper evidenzia criticità operative significative. Il 44% degli utenti online abbandona il carrello quando non trova il prodotto desiderato, mentre in Italia il 72% dei consumatori si rivolge immediatamente a un concorrente in caso di indisponibilità. Numeri che mettono in luce il costo reale delle rotture di stock e della cattiva gestione dell’inventario.
La sostenibilità emerge come leva economica concreta. I consumatori sono disposti a riconoscere in media un premium price del 9,7% per prodotti che soddisfano criteri ambientali verificabili. Dal 2026, con l’entrata in vigore dell’Ecodesign for Sustainable Products Regulation (ESPR), il Digital Product Passport diventerà obbligatorio per il tessile, rendendo la tracciabilità un requisito normativo oltre che competitivo.
Sul piano operativo, il modello di Full-Managed Sell Out Data Certification proposto da Aton mostra impatti misurabili. L’anticipazione dei trend di domanda consente di prevenire fino al 75% delle rotture di stock, mentre la centralizzazione strategica del 60–70% dell’inventario presso il brand permette una riduzione dei costi di magazzino compresa tra il 20 e il 25% e un miglioramento del cash-to-cash cycle fino al 30%. I network ottimizzati riescono a servire oltre 200 punti vendita con lead time medi di 48 ore.
Infine, l’implementazione del servizio Aton garantisce un time-to-value inferiore alle sei settimane, trasformando il dato di sell out da metrica storica a strumento predittivo per pricing, assortimenti e governance della relazione brand–retailer.
