Presentata a Roma l’Etichetta Parlante del Made in Italy: trasparenza e filiere ma anche narrazione del territorio

Presentata a Roma l’Etichetta Parlante del Made in Italy: trasparenza e filiere ma anche narrazione del territorio

Il 29 gennaio 2026, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, si è tenuta la conferenza stampa di presentazione dell’Etichetta Parlante del Made in Italy: un appuntamento fortemente voluto dall’on. Giandonato La Salandra, che ha promosso l’iniziativa e ha guidato il confronto in prima persona.

Il punto emerso con più forza è semplice, ma decisivo: oggi la tracciabilità non può più rimanere un fatto “tecnico”, utile solo agli addetti ai lavori. Deve diventare leggibile, accessibile, verificabile per chi compra. Perché il consumatore non chiede soltanto cosa sta acquistando, ma da dove viene davvero quel prodotto: filiera, persone, territorio, comunità produttiva. È qui che l’idea di “etichetta parlante” smette di essere uno slogan e diventa un tentativo concreto di restituire identità, origine e dignità al Made in Italy.

Nel confronto istituzionale sono intervenuti, tra gli altri, oltre all’on. Giandonato La Salandra, anche l’on. Aldo Mattia, l’on. Marco Cerreto, l’on. Gianluca Caramanna, il sen. Luca De CarloEnzo Dota (LocalTourism.it) e la prof.ssa Marie Pierre Escoubas (Sapienza Università di Roma). In sala, accanto ai giornalisti, erano presenti anche figure di rilievo dell’imprenditoria: un dettaglio tutt’altro che secondario, perché dice che questo tema non è “di immagine”, ma di mercato, di fiducia e di posizionamento.

Per la Rete del Mediterraneo, il passaggio più interessante è che l’etichetta parlante, se fatta bene, non si limita a informare: costruisce un ponte tra agricoltura, cultura e turismo esperienziale. Ed è esattamente qui che si innesta il senso del protocollo LocalTourism.it: rendere l’etichetta (e ciò che la completa in digitale) un luogo in cui il consumatore non trova solo la scheda dell’azienda — cosa che spesso potrebbe già ottenere dal sito del produttore — ma un racconto più ampio e coerente, capace di restituire contesto: territorio, punti di interesse, eventi, esperienze, dove mangiare e dove dormire. In questo modo il prodotto non è soltanto “buono”: diventa un biglietto da visita del territorio oltre che dell’impresa.

In fondo, ogni azienda italiana — soprattutto quelle autentiche — ha sempre fatto leva sul legame con il proprio luogo d’origine per dare valore al prodotto. La sfida, oggi, è farlo senza retorica: con contenuti chiari, verificabili, e con un linguaggio che non escluda il consumatore. Se l’etichetta saprà davvero raccontare la verità, allora non sarà solo un’evoluzione normativa o comunicativa: sarà uno strumento culturale ed economico, capace di generare fiducia e futuro.

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