
Dal 16 al 26 aprile in occasione della Milano Design Week, Brun Fine Art presenta un percorso che si snoda tra Galleria, Fuorisalone e Salone del Mobile.
La grande mostra “Cagli e il simbolo. Nella contemporaneità materica di ABI” a cura di Alberto Mazzacchera, farà da protagonista presso la sede di Via Gesù 17.

Il lavoro di Corrado Cagli entra in risonanza con gli oggetti in granito di ABI, pensati come sculture d’uso. Il simbolo, inteso come struttura e non come rappresentazione, attraversa entrambe le pratiche: segno che si emancipa nella pittura, materia che si fa linguaggio nel design. La trasposizione in pietra egiziana, realizzata da Marmonil, di una maschera di Cagli segna un passaggio cruciale — dalla fragilità del modello alla permanenza della forma.
Al Salone del Mobile arriva invece Raritas: Brun Fine Art entra nel nuovo percorso dedicato al design da collezione e alle edizioni limitate, curato da Annalisa Rosso. Pensato come punto di incontro tra gallerie d’eccellenza e la filiera internazionale del progetto, Raritas prende forma all’interno di uno spazio progettato da Formafantasma.
Con Raritas Brun Fine Art compie un gesto netto: portare il contemporaneo dentro l’antico, senza filtri. Le opere storiche vengono sottratte alla logica espositiva tradizionale e rimesse in scena attraverso un linguaggio essenziale, quasi astratto. I piani in pietre dure si affermano come superfici pittoriche, immagini generate dalla materia stessa. Ne emerge uno spazio in cui il collezionismo si trasforma, abbandonando la dimensione decorativa per diventare esperienza visiva e concettuale.
Al Fuorisalone, il progetto si sviluppa attraverso una serie di interventi che non si limitano a raccontare, ma proseguono e amplificano la ricerca. Il dialogo tra antico e contemporaneo in contesti diversi, mantiene una visione coerente pur nella varietà delle collaborazioni.
Con La Bottega Collective, Grand Tour, curato da Campbell-Rey, nasce in occasione del lancio di una nuova linea ispirata al viaggio come esperienza di scoperta e costruzione dello sguardo. Il progetto interpreta il viaggio come processo di apertura e assimilazione culturale, in cui forme, materiali e dettagli diventano tracce di rotte, passaggi e incontri, traducendo il movimento in un linguaggio contemporaneo.
In questo contesto, Brun Fine Art inserisce una selezione di opere storiche legate al tema del Grand Tour, creando un dialogo diretto tra oggetti d’epoca e nuove produzioni. Le opere non funzionano come citazioni, ma come presenze attive, capaci di radicare il progetto in una dimensione autentica e di amplificarne la profondità narrativa. Matteo Allemandi, in questa occasione, collabora al progetto contribuendo a definire un collegamento tra Brun Fine Art e La Bottega Collective.
Per Alimonti, in collaborazione con lo studio di architettura e interior design Etereo, Brun Fine Art costruisce un dialogo tra busti antichi e oggetti contemporanei, trasformando le opere storiche in presenze attive che interagiscono con lo spazio e contribuiscono a una narrazione continua tra passato e presente.
Con Giorgetti, la selezione curata dall’architetto Gian Carlo Bosio si sviluppa un vero dialogo tra arredo contemporaneo e suggestioni preziose dell’antico, da cui emergono letture inattese.
Da Casa Conte, infine, l’intervento curato da Laura De Jonckheere trasforma lo spazio milanese del brand in una vera dimora: “non uno spazio espositivo, ma un ambiente articolato, in cui gli spazi si susseguono come in una casa — living, sala da pranzo, camere — costruendo un’esperienza domestica completa”. Qui gli oggetti non sono disposti per essere osservati, ma abitano lo spazio, entrando in relazione con volumi, luce e percorsi. L’intervento lavora per stratificazione, combinando elementi antichi e contemporanei in un dialogo continuo che restituisce una dimensione sospesa nel tempo, dove arte e design diventano parte integrante dell’ambiente. Ne emerge una scena costruita, quasi teatrale ma mai dichiarata, in cui ogni elemento contribuisce a una narrazione silenziosa: non una messa in mostra, ma una condizione abitata, capace di evocare l’atmosfera autentica e complessa di una dimora.
Più che una presenza diffusa, Brun Fine Art definisce così un campo: “un modo di leggere l’antico come linguaggio aperto, capace di ridefinire il contemporaneo”.
