La Regione Siciliana racconta a Vinitaly “MILLENNI di Storia e di Vino”: a Segesta e Gela le radici di un’identità Mediterranea

La Regione Siciliana racconta a Vinitaly “MILLENNI di Storia e di Vino”: a Segesta e Gela le radici di un’identità Mediterranea

Il vino come filo rosso che attraversa i millenni, unendo archeologia, cultura e sviluppo contemporaneo. È questo il cuore dell’incontro promosso dalla Regione Siciliana nell’ambito di Vinitaly, durante l’inaugurazione della mostra “Millenni di storia e di vino. Le rotte del vino nel Mediterraneo”, ospitata al Padiglione 2.

Un’occasione che ha messo al centro il valore identitario del vino siciliano, non solo come prodotto d’eccellenza ma come elemento fondante della civiltà mediterranea, capace di raccontare la storia dell’isola attraverso i suoi paesaggi, i suoi riti e i suoi commerci.

A moderare l’incontro Roberta Garibaldi, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico.

Ad aprire il confronto, i rappresentanti istituzionali della Regione Siciliana, con gli interventi dell’assessore regionale all’Agricoltura, allo Sviluppo rurale e alla Pesca mediterranea della Regione Siciliana Luca Sammartino, e dell’Assessore ai Beni culturali e all’Identità siciliana, Francesco Paolo Scarpinato, che ha dichiarato:« Parlare di vino in Sicilia significa inevitabilmente parlare anche di cultura. Le nostre vigne sorgono accanto a templi antichi, borghi storici e paesaggi che sono essi stessi patrimonio culturale. È un’esperienza che unisce gusto e conoscenza, sensorialità e memoria, tradizione e identità. Per questo abbiamo voluto portare a Vinitaly una visione nuova e integrata, in cui l’eccellenza enogastronomica si arricchisce attraverso la scoperta del nostro straordinario patrimonio culturale».

«Il vino siciliano rappresenta la nostra storia, la nostra cultura, la nostra identità. Un bene culturale a tutto tondo che attira ogni anno migliaia di visitatori da tutto il mondo grazie alla qualità del prodotto e alla capacità di raccontare il territorio. Per questa ragione stiamo attivando percorsi di enoturismo in grado di avviare questo circuito virtuoso tra beni culturali e mondo del vino», ha dichiarato Sammartino.

Nel corso del panel è emersa con forza la centralità del vino come elemento identitario della Sicilia nel Mediterraneo: una presenza continua, che attraversa epoche e civiltà, dalle rotte fenicie e greche fino alla contemporaneità, contribuendo oggi anche allo sviluppo turistico e culturale dell’isola.

Segesta: archeologia, paesaggio e cultura del vino

Il Direttore del Parco Archeologico di Segesta, Luigi Biondo, ha illustrato il contributo del sito nel raccontare le radici profonde della viticoltura siciliana, intrecciando memoria storica e progettualità contemporanea. Il racconto parte da un Mediterraneo inteso come spazio condiviso di culture e scambi, dove la coltivazione della vite e del grano ha rappresentato una base essenziale per lo sviluppo delle civiltà.  A Segesta, questa eredità prende forma concreta anche attraverso nuovi percorsi di valorizzazione, come la coltivazione di grani antichi e la creazione di itinerari culturali che collegano paesaggio, mito e produzione agricola, restituendo una visione integrata tra patrimonio archeologico e identità territoriale.

«A Segesta il vino non è solo una produzione, ma una narrazione millenaria che lega uomo, terra e divinità. Dalle antiche pratiche rituali dedicate a Demetra fino alle rotte commerciali del Mediterraneo, raccontiamo una storia continua in cui la vite è simbolo di fertilità, scambio e cultura. Oggi questo patrimonio diventa anche leva per costruire nuovi percorsi di fruizione e sviluppo sostenibile», ha dichiarato Luigi Biondo.

Gela: le rotte del vino e il Mediterraneo dei commerci

A completare il quadro, il contributo della Soprintendente di Caltanissetta Daniela Vullo, che ha presentato il Museo dei Relitti Greci di Gela, una delle più recenti e significative novità nel panorama culturale siciliano. Inaugurato solo poche settimane fa, il museo rappresenta un unicum nel Mediterraneo: ospita infatti il relitto di una nave greca recuperata dai fondali marini e restituita alla fruizione pubblica insieme al suo carico originale.

Si tratta di una testimonianza straordinaria della navigazione e dei commerci antichi, in cui il vino occupava un ruolo centrale, come dimostrano le numerose anfore vinarie rinvenute a bordo. Il museo non solo racconta le rotte commerciali del Mediterraneo, ma rende visibile, per la prima volta in modo così diretto e immersivo, il viaggio stesso del vino nella storia, trasformando un ritrovamento archeologico eccezionale in un’esperienza concreta e accessibile. 

Un progetto che unisce ricerca, valorizzazione e innovazione, e che rafforza il racconto della Sicilia come crocevia millenario di scambi, culture e produzioni.

«Le anfore vinarie che costituivano una parte significativa del carico della nave di Gela raccontano una Sicilia già al centro delle rotte del vino nel Mediterraneo antico. Il museo restituisce questa dimensione dinamica, fatta di scambi, viaggi e incontri tra popoli, e dimostra come il vino sia stato, fin dall’antichità, un vettore di relazioni culturali ed economiche», ha dichiarato Daniela Vullo.

L’incontro ha confermato come il vino rappresenti per la Sicilia molto più di una filiera produttiva: è un elemento identitario che attraversa la storia dell’isola, contribuendo oggi a rafforzarne il posizionamento internazionale. Dalla dimensione archeologica ai nuovi modelli di turismo enogastronomico, il vino continua a essere uno dei principali ambasciatori della Sicilia nel mondo, capace di coniugare memoria, cultura e sviluppo.

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