
Una nuova mostra del Museo d’Israele esplora il significato culturale di uno degli oggetti più universali della vita quotidiana. Un progetto che riflette anche il dinamismo della scena creativa contemporanea di Gerusalemme.
Le scarpe accompagnano ogni giorno la vita di miliardi di persone, ma raramente vengono osservate come oggetti capaci di raccontare la storia delle società che le hanno create. Eppure, dietro la loro funzione pratica, si celano significati che riguardano identità, appartenenza, status sociale, innovazione tecnologica, tradizioni e trasformazioni culturali.

È da questa riflessione che nasce “Shoes Stories”, la nuova mostra del Museo d’Israele di Gerusalemme, la prima interamente dedicata alle calzature. Un progetto che trasforma un oggetto quotidiano in una chiave di lettura della storia, della cultura e del design, mettendo in dialogo reperti archeologici, opere d’arte, creazioni contemporanee e installazioni realizzate appositamente per l’esposizione, con un’attenzione speciale anche per il pubblico più giovane e alle famiglie.
Quando un oggetto racconta una civiltà
Nel corso dei secoli le scarpe hanno assunto significati che vanno ben oltre la loro funzione originaria. Compaiono nei miti e nelle fiabe, accompagnano rituali religiosi, raccontano gerarchie sociali, riflettono l’evoluzione dei materiali e delle tecniche produttive, diventano simboli di prestigio, di ribellione o di libertà.
“Shoes Stories” sviluppa questa riflessione attraverso una selezione di oggetti provenienti dalle collezioni del museo e da importanti prestiti, accostando antiche calzature conservate per millenni a esempi di design contemporaneo. Accanto ai modelli che testimoniano l’evoluzione dell’artigianato e della manifattura trovano spazio creazioni nate per sorprendere, affermare uno status sociale o reinterpretare il rapporto tra il corpo e l’oggetto.

Una sezione è dedicata anche alla produzione israeliana, dai sandali ispirati alla tradizione biblica e pionieristica fino ad alcune delle calzature che hanno accompagnato la nascita e lo sviluppo del design locale
Arte e nuove forme di espressione
La mostra amplia il proprio sguardo oltre gli oggetti esposti grazie al contributo di artisti e designer israeliani provenienti da ambiti diversi, tra cui teatro, arti visive, sound design, nuovi media e progettazione. Le opere realizzate per l’occasione offrono una lettura contemporanea delle scarpe come oggetti culturali, capaci di custodire memoria, raccontare identità e riflettere i cambiamenti della società. Più che una rassegna dedicata alle calzature, “Shoes Stories” propone quindi una riflessione sul ruolo che il design può assumere nell’interpretare la quotidianità e nel trasformare gli oggetti comuni in strumenti di racconto.
Il Museo d’Israele, tra patrimonio e contemporaneità
Inaugurato nel 1965, il Museo d’Israele è il principale museo del Paese e uno dei più importanti del Medio Oriente. Le sue collezioni spaziano dall’archeologia alle belle arti, dall’arte ebraica al design, custodendo alcuni dei più significativi patrimoni culturali della regione, tra cui i celebri Rotoli del Mar Morto, conservati nel Santuario del Libro, e il Billy Rose Art Garden, uno dei più importanti giardini di sculture del Novecento.Alla tutela del patrimonio storico il museo affianca un’intensa attività di ricerca e di produzione culturale, con una programmazione che mette in dialogo archeologia, arte contemporanea, design e nuove forme di espressione.
Gerusalemme, dove nasce il design israeliano
Quando si pensa a Gerusalemme, il richiamo va quasi sempre alla sua straordinaria eredità storica, archeologica e religiosa. Meno conosciuto è invece il ruolo che la città svolge da oltre un secolo nello sviluppo dell’arte, del design e della cultura del progetto in Israele.
“Proprio a Gerusalemme affondano le radici della formazione artistica e del design israeliani. Qui nacque, nel 1906, la Bezalel Academy of Arts and Design, fondata dallo scultore e pittore ebreo lituano Boris Schatz, la prima scuola d’arte del Paese e ancora oggi uno dei principali punti di riferimento del Medio Oriente per la formazione artistica e progettuale. Dalle sue aule sono passate generazioni di artisti, designer e architetti che hanno contribuito a definire il linguaggio visivo e l’identità del design israeliano.
Questa tradizione continua ancora oggi attraverso una rete di istituzioni e spazi dedicati alla creatività contemporanea. Ne è un esempio la Jerusalem Design Week, il principale appuntamento israeliano dedicato al design, la cui più recente edizione si è conclusa poche settimane fa, confermando la capacità della città di richiamare designer, architetti, artisti e ricercatori da Israele e dall’estero” ha dichiarato Avital Kotzer Adari, direttrice dell’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo a Milano.
Fulcro della Jerusalem Design Week è la Hansen House, un edificio ottocentesco nato come ospedale per i malati di lebbra e oggi trasformato in un centro dedicato al design, ai media e alla tecnologia. Durante tutto l’anno i suoi spazi ospitano mostre temporanee, residenze artistiche, workshop, laboratori di fabbricazione digitale, programmi di ricerca e numerose iniziative dedicate all’innovazione culturale. La Hansen House accoglie inoltre alcuni programmi della Bezalel Academy, contribuendo a rafforzare il dialogo tra formazione, ricerca e sperimentazione progettuale.
In questo contesto si inserisce anche il Museo d’Israele, che negli ultimi anni ha affiancato alle sue celebri collezioni archeologiche e artistiche una programmazione sempre più attenta al design, alle arti applicate e ai linguaggi interdisciplinari.
Una città che guarda anche al presente
“Shoes Stories” si inserisce in questo percorso come un progetto che utilizza uno degli oggetti più familiari della vita quotidiana per raccontare l’evoluzione della società, della cultura materiale e del design. La mostra conferma come Gerusalemme continui ad affiancare alla straordinaria ricchezza del proprio patrimonio storico una scena culturale contemporanea vivace e multidisciplinare. Una città che custodisce alcune delle testimonianze più importanti della storia dell’umanità e che, allo stesso tempo, continua a essere un laboratorio di creatività, ricerca e progettazione, capace di dialogare con il presente senza perdere il legame con le proprie radici.
