L’Ensemble Vivaldi de I Solisti Veneti nel  Salone da Ballo di Palazzo Moroni, bene del FAI nel cuore di Bergamo

L’Ensemble Vivaldi de I Solisti Veneti nel  Salone da Ballo di Palazzo Moroni, bene del FAI nel cuore di Bergamo

FAI BERGAMO-2025

Nato dalla collaborazione tra I Solisti Veneti e il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano ETS e giunto alla sua settima edizione, il ciclo concertistico I Solisti Veneti per il FAI conferma anche nel 2026 la propria vocazione: portare la grande musica nei Beni della Fondazione, trasformando ville, castelli e dimore storiche in spazi di ascolto, racconto e scoperta. Luoghi vivi, capaci di entrare in risonanza con i programmi musicali e di amplificarne bellezza e significato. Una missione, che riunisce Musica, Arte, Storia e Architettura, e che si riverbera in concerti che negli anni hanno registrato quasi sempre il tutto esaurito.

Venerdì 4 settembre alle ore 21 il Salone da Ballo di Palazzo Moroni, Bene del FAI nel cuore di Bergamo Alta,vedrà l’Ensemble Vivaldi de I Solisti Veneti esibirsi assieme al flautista Massimo Mercelli. Prima del concerto, alle ore 20, sarà possibile partecipare a una visita guidata al Palazzo e ai suoi giardini (da prenotare e pagare a parte sul sito www.palazzomoroni.it).

Palazzo Moroni, costruito a partire dal Seicento per volontà di Francesco Moroni, conserva ancora oggi l’impianto di una grande dimora aristocratica, con ambienti affrescati, collezioni d’arte e arredi che testimoniano quasi quattro secoli di storia della famiglia che lo abitò, e custodisce il più esteso parco privato della Città Alta. Un luogo nel quale la musica trova una particolare consonanza: come gli ambienti e i giardini del Palazzo raccontano stratificazioni, proporzioni, equilibrio e meraviglia, così la scrittura di Mozart nasce dalla capacità di tenere insieme eleganza formale, invenzione e libertà espressiva.

Mercelli -Carella -Degani

Il programma della serata è interamente dedicato ai quattro Quartetti per flauto e archi di Mozart: il Quartetto in re maggiore K 285, il Quartetto in do maggiore K 285b, il Quartetto in sol maggiore K 285a e il Quartetto in la maggiore K 298.

Si tratta di un repertorio nato tra il 1777 e il 1778, negli anni del viaggio di Mozart attraverso Mannheim e Parigi, quando il compositore ventenne è alla ricerca di nuove opportunità professionali e si confronta con ambienti musicali tra i più vivaci d’Europa. I primi tre quartetti sono tradizionalmente collegati al soggiorno di Mannheim; il K 298 appartiene invece al periodo parigino.

La genesi delle opere è legata anche alla figura di Ferdinand De Jean, facoltoso dilettante olandese e appassionato di musica, che commissionò a Mozart alcune composizioni per flauto. Ma, al di là delle circostanze della commissione, i quattro Quartetti rivelano quanto il compositore fosse capace di trasformare una richiesta destinata a un musicista dilettante in un laboratorio di straordinaria invenzione cameristica.

Nel K 285 in re maggiore, il più celebre dei quattro, il flauto assume un ruolo particolarmente brillante e protagonista. L’Allegro iniziale possiede energia e slancio quasi concertanti, mentre l’Adagio introduce una dimensione lirica e sospesa, nella quale il flauto dialoga con gli archi con una naturalezza che anticipa il Mozart più maturo. Il Rondò conclusivo riporta invece il discorso verso una leggerezza vivace e virtuosistica. Il manoscritto autografo dell’opera reca la data del 25 dicembre 1777.

Il K 285b in do maggiore, articolato in due movimenti, presenta una scrittura più essenziale e luminosa, con un Andantino di particolare raffinatezza. Il dialogo tra flauto e archi è qui costruito attraverso un equilibrio quasi conversativo, nel quale il virtuosismo lascia spazio alla grazia melodica.

Nel K 285a in sol maggiore, invece, la musica sembra respirare secondo i principi dello stile galante: chiarezza delle frasi, eleganza, simmetria e naturalezza. È proprio questa apparente semplicità a rendere la scrittura mozartiana così sofisticata: dietro la leggerezza si nasconde una raffinata organizzazione del discorso musicale.

Chiude il percorso il K 298 in la maggiore, composto a Parigi e caratterizzato da una fisionomia più giocosa e quasi teatrale. L’Andantino, il Minuetto e Trio e il Rondò. Allegretto grazioso costruiscono una successione di caratteri differenti, dove Mozart gioca con il gusto dell’intrattenimento senza mai rinunciare alla precisione del dialogo cameristico.

L’elemento più affascinante di questi quattro lavori è forse proprio il modo in cui Mozart concepisce il rapporto tra il flauto e il trio d’archi. Il flauto porta nel quartetto una qualità timbrica luminosa e vocale, mentre gli archi ne ampliano e contrappuntano il fraseggio. Il risultato è una forma di teatro musicale senza parole, nella quale ogni strumento può assumere, per un momento, il ruolo del protagonista e poi restituirlo agli altri.

A dare voce alla parte flautistica sarà Massimo Mercelli, interprete di riferimento del repertorio flautistico e protagonista di una intensa attività concertistica internazionale grazie anche alle numerosissime dediche ricevute dai più importanti compositori del ‘900 e contemporanei. Al suo fianco, l’Ensemble Vivaldi de I Solisti Veneti, formazione che, formata dalle prime parti dell’Orchestra, porta nel concerto la lunga esperienza dell’ensemble fondato da Claudio Scimone, con una particolare attenzione alla valorizzazione dei luoghi storici attraverso l’esperienza musicale.

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