TransLucent – La forma della luce di Leiko Ikemura Gallerie dell’Accademia, Venezia

TransLucent – La forma della luce di Leiko Ikemura Gallerie dell’Accademia, Venezia

Leiko Ikemura, Photo Xin Tahara-Tokyo Art Beat

Dal 10 settembre al 22 novembre 2026, in occasione della decima edizione diThe Venice Glass Week,le Gallerie dell’Accademia annunciano la nuova mostra Leiko Ikemura. TransLucent – La forma della luce. L’esposizione, che verrà presentata alla stampa giovedì 10 settembre, è curata da Isabella Collavizza e Leiko Ikemura e presenta una selezione di sculture in vetro dell’artista contemporanea, esposte accanto a capolavori di maestri quali Paolo Veneziano, Carpaccio, Tiziano e Tiepolo.

«La mostra di Leiko Ikemura porta nelle Gallerie dell’Accademia una riflessione profonda sulla luce, sulla fragilità e sulla trascendenza. La trasparenza e la grazia immateriale della sua materia scultorea si intrecciano con l’iconografia dei nostri maestri — da Paolo Veneziano a Carpaccio, fino a Tiziano e Tiepolo — offrendo ai visitatori un’esperienza poetica e profonda, capace di far dialogare la grande tradizione pittorica veneziana con i linguaggi della scultura contemporanea», dichiara il Direttore delle Gallerie dell’Accademia, Giulio Manieri Elia.

Leiko Ikemura-Memento Mori-2013 Photo Jörg von Bruchhausen

A partire dalla sua lunga esperienza in pittura e scultura, Leiko Ikemura esplora le possibilità artistiche del vetro, confermando la sua vocazione interdisciplinare. La trasparenza e l’evanescenza di questo materiale affascinano l’artista, che alle Gallerie dell’Accademia ne esalta il carattere quasi trascendente, in un attento dialogo con le opere della collezione. L’interesse di Leiko Ikemura per il vetro si sviluppa durante gli anni della pandemia di Covid-19. In un periodo cupo, segnato da isolamento e profonda vulnerabilità, l’artista è attratta dalla luminosità del vetro e dal suo carattere quasi immateriale. Superando la semplice padronanza tecnica, la sua produzione in vetro assume una carica simbolica di luce e forma.

Il percorso espositivo si apre nella monumentale Sala del Capitolo, che ospita capolavori della pittura veneziana tra Trecento e Quattrocento. Alle opere di questa sala si ispira Leiko Ikemura nelle sue sculture dell’Usagi (“coniglio” in giapponese), la cui veste ricorda esplicitamente il manto protettivo della Madonna della Misericordia. L’opera Ishi no kokoro (“cuore, spirito di pietra”, 2026) introduce all’universo artistico di Leiko Ikemura, mentre Lamento (2024) richiama la carica emotiva della pittura devozionale trecentesca presente in questa sala.

La mostra prosegue nella Sala dell’Albergo, decorata con la celebre Presentazione della Vergine al tempio (1534-38) di Tiziano Vecellio. Figure di bambine e ragazze come quella della giovane Maria di Nazareth dipinta da Tiziano, popolano l’opera di Leiko Ikemura fin dagli anni Novanta. Le sue “girls” ricorrono in disegni, dipinti, sculture di ceramica e di vetro, rappresentando uno dei temi più cari all’artista. Come esseri di passaggio tra l’infanzia e l’età adulta, evocano sensazioni di ambiguità, fragilità e insicurezza. Lying Luz (2020/23) giace silenziosa tra il sonno e la veglia, come figura opposta e complementare alla giovane Vergine di Tiziano, intenta a salire la scala del Tempio.

Al tema del sonno rimandano anche le sculture in vetro della serie Sleep (dal 2020). Si tratta di teste a grandezza naturale appoggiate su un lato, come nell’atto di dormire. A volte spuntano da esse piccoli alberi, come pensieri o sogni radicati nella testa e rivolti al cielo. Sculture come queste dialogano con il Ciclo di Sant’Orsola (1490-98), capolavoro di Vittore Carpaccio, che l’Accademia riapre al pubblico per l’occasione. In una delle scene del ciclo, il Sogno di Orsola, la giovane santa è ritratta nel sonno, mentre ai piedi del letto un angelo le porge la palma, simbolo del futuro martirio. L’oscillare tra sonno e veglia corrisponde a quello tra morte e vita, in Carpaccio come in Leiko Ikemura.

Introduce a questa sala un gruppo di sculture dedicate ad animali, motivo caro a Ikemura: gatti, uccelli, conigli, spesso rappresentati con attributi fantastici come ali o volti umani, rivelano la curiosità dell’artista per mondi fluidi ed esseri ibridi.

Con l’opera Memento Mori (2013/26), la mostra prosegue al piano terra, nelle sale dedicate al Settecento e all’Ottocento. Ai piedi della festosa Esaltazione della Croce e Sant’Elena (ca. 1740) di Giambattista Tiepolo, la figura femminile distesa di Leiko Ikemura si impone come un monito, muto ma intenso, della transitorietà della vita.

Nella corte interna su cui prospetta la facciata disegnata da Andrea Palladio, Leiko Ikemura gioca con gli archi che ne caratterizzano il lato orientale, posizionando al centro di ciascuno di essi un busto in vetro in cima a un piedistallo. I busti di Ikemura rimandano consapevolmente alla ritrattistica antica, abolendone tuttavia la gravità. Al posto di personalità illustri, Ikemura dà forma a esili figure accompagnate da colibrì, come in Yellow Figure with Hummingbird (2020/22), o a buffi personaggi provenienti da un mondo immaginario, come in Self (2022). Nel cortile è prevista anche una nuova opera concepita appositamente per la mostra veneziana, realizzata con l’aiuto di una fornace di Murano e pensata come omaggio alla secolare tradizione vetraria della laguna.

Il progetto architettonico della mostra, rispettoso tanto delle sale storiche, quanto dei più recenti interventi di Carlo Scarpa, è opera dell’architetto Philipp von Matt e del suo studio. Il coordinamento tecnico, per le Gallerie dell’Accademia, è dell’arch. Maria Antonietta De Vivo.

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