
Dal 31 ottobre al 4 aprile al Castello di Novara la mostra a cura di Elisabetta Chiodini, articolata in otto sezioni che attraversano le sale del complesso Visconteo Sforzesco. Dipinti, abiti e complementi d’abbigliamento ripercorrono la storia di ella moda, l’evoluzione del gusto e del costume in un periodo di tempo compreso fra i primi anni dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento
In mostra rari capolavori della pittura italiana, opere accuratamente scelte appartenenti a prestigiose raccolte, pubbliche e private, affiancate da abiti e accessori di moda provenienti dalle Collezioni Civiche milanesi e conservati a Palazzo Morando – Costume Moda Immagine nonché da collezioni private. Un serrato dialogo tra dipinti e oggetti d’uso, oggi considerati anch’essi e a pieno titolo rare e preziose opere d’arte, aiuta il visitatore moderno a comprendere più a fondo la vita quotidiana di uomini e donne appartenenti a quel tempo molto vicino al nostro ma, sotto certi aspetti, lontanissimo. Uomini, donne, consuetudini, usi e costumi di un tempo che grazie ai dipinti e agli oggetti esposti riprendono vita sotto i nostri occhi.
Fra gli artisti in mostra troviamo Andrea Appiani (1754-1817), Giuseppe Canella (1788-1847), Francesco Hayez (1791-1882), Silvestro Lega (1826-1895), Federico Farufffini (1833-1869), Giovanni Boldini (1842-1931), Giuseppe De Nittis (18461884), Felice Casorati (1883-1963), Anselmo Bucci (1887-1955) e altri importanti artisti.
La rassegna, organizzata da METS Percorsi d’Arte congiuntamente a Comune di Novara e Castello di Novara, con il patrocinio e il contributo di Regione Piemonte, si articola in otto sezioni cronologiche.
Sezione 1. Dagli inizi del XIX secolo alla fine degli anni Trenta
Attraverso raffinatissimi ritratti e scene di genere la prima sezione della mostra fa luce sull’evoluzione delle mode, femminili e maschili, nei primi trent’anni dell’Ottocento. Apre la sala il modello dell’abito femminile neoclassico, del quale abbiamo una straordinaria testimonianza pittorica nei due celebri ritratti di Andrea Appiani di Madame Pétiet e della contessa Francesca Ghirardi Lechi. Un abito dalla linea diritta, a vita alta, segnata da una cintura a coulisse, realizzato in lino o in leggera mussolina indiana rievocante i capolavori della statuaria greco-romana riportati in auge nel Settecento dalle scoperte archeologiche dei siti di Ercolano e Pompei. La mise era completata da preziosi accessori.
Col passare del tempo il modello dell’abito a vita alta rimarrà in auge, ma la struttura sartoriale sarà più complessa, sulla veste lunga si indosseranno tuniche più corte e i primi spencer, giacche corte con maniche lunghe.
Presto le impalpabili mussoline lasceranno spazio ai velluti e ai rasi utilizzati anche per realizzare preziose guarnizioni per impreziosire le maniche e l’orlo delle vesti.
Di lì a breve le gonne assumeranno una forma a campana sostenuta da sottogonne inamidate, il punto vita tornerà alla sua posizione naturale, sottolineato da alte cinture, le scollature limitate agli abiti da sera. Caratteristico e singolare elemento dell’abito romantico le ampie maniche à gigot, mantenute gonfie grazie a specifiche imbottiture.
I primi decenni del secolo sono quelli dell’affermazione della moda borghese, quelli nei quali anche l’abito maschile si consolida nel completo scuro, costituito da pantaloni lunghi, giacca, panciotto, camicia. Tra le opere in sala: Andrea Appiani, Ritratto di madame Petiet con i figli, 1800; Andrea Appiani, Ritratto di Francesca Ghirardi Lechi, 1803.
Sezione 2. Anni Quaranta e Cinquanta del XIX secolo
Sparite le maniche à gigot nel decennio successivo la silhouette femminile vede un assottigliamento ulteriore del punto vita e un primo deciso ampliamento della gonna, increspata in vita, arricchita di balze, gale e volant. Gli anni Quaranta e Cinquanta sono infatti ricordati per le ampiezze delle gonne rese possibili prima grazie alle crinoline, poi alla più leggera “gabbia” in cerchi metallici brevettata nel 1856 da Auguste Parson. Gonne dalle ampiezze sempre più esagerate che impedivano la libertà di movimento ma sottolineavano lo status sociale di chi le indossava. Tra le opere in sala: Francesco Hayez, Ritratto della cantante Matilde Juva Branca, 1851; Francesco Hayez, Ritratto della Contessa Antonietta Tarsis Basilico, 1851.
Sezione 3. Anni Sessanta del XIX secolo
Attraverso qualche ritratto e scene di genere, la terza sezione della mostra illustra l’evoluzione della foggia delle vesti femminili nel corso dell’intero decennio. Raggiunta la massima circonferenza intorno ai primi anni Sessanta, le ampiezze delle gonne, dopo il 1865, si riducono grazie al genio creativo di Charles Frederick Worth (1825-1895). Noto come il primo couturier della storia, Worth interviene direttamente sulla forma della crinolina riducendola drasticamente sul davanti e spostando l’ampiezza sul retro. Tra le opere in sala: Silvestro Lega, Tra i fiori del giardino, 1862; Giovanni Boldini, Ritratto della contessa Carlotta Aloisi Papudoff, 1869.
Sezione 4. Anni Settanta del XIX secolo
Sul finire degli anni Sessanta la mezza crinolina si riduce ulteriormente preannunciando quella che sarà la tournure. Detta anche sellino o cul de Paris, la tournure era una sottostruttura che aveva lo scopo di gonfiare la gonna solo posteriormente. Se nei due decenni precedenti la ricchezza e lo status delle signore erano sottolineate da metri e metri di tessuto utilizzati per confezionare gonne dalle ampiezze mirabolanti, negli anni Settanta sarebbero stati i drappeggi a farlo, arricchiti da decorazioni, nastri, passamanerie e preziosi merletti sul retro. Sullo scorcio del decennio la silhouette femminile sarebbe nuovamente cambiata, le signore avrebbero indossato giacche aderenti, spesso lunghe fin sotto i fianchi, chiuse anteriormente da file di piccoli bottoncini che sottolineavano la verticalità della figura. Tra le opere in sala: Domenico Induno, Un dramma domestico, 1873; Giuseppe De Nittis, Alle corse dei cavalli, 1874.
Sezione 5. Anni Ottanta del XIX secolo
Verso il 1881 la tournure comincia ad accentuarsi nuovamente con leggeri ma continui cambiamenti fin sul finire degli anni Ottanta, quando la gonna tenderà a semplificarsi e i drappeggi ad appiattirsi; contemporaneamente il busto inizierà ad ampliarsi sulle spalle e ad accennare quella linea a petto di piccione che caratterizzerà la silhouette femminile di fine secolo. Tra le straordinarie opere esposte in sala, accanto ad un prezioso pastello grande al vero realizzato da Giuseppe de Nittis tra il 1883 e il 1884, Foglie d’autunno, esponiamo un abito in due pezzi databile allo stesso giro di anni. Firmato dalla sartoria milanese di Marianna Cantelli, realizzato in velluto cesellato e caratterizzato da un ampio drappeggio in faille viola sulla gonna, intorno a fianchi, l’abito ricorda molto da vicino la foggia di quello indossato da Léontine De Nittis. L’abito è appartenuto a Costanza Adamoli Gibbs, moglie di Giulio Adamoli, figura di rilievo del nostro Risorgimento. In sala anche l’olio su tela di Daniele Ranzoni, Ritratto della Signora Pisani Dossi, 1880; Abito da giorno, Sartoria Marianna Cantelli, Milano 1883 circa; Ventaglio pieghevole, manifattura francese, 1880 circa.
Sezione 6. Anni Novanta del XIX secolo
La sezione dedica ampio spazio ad una delle caratteristiche peculiari della moda degli anni Novanta dell’Ottocento, l’ampiezza delle maniche. Con la semplificazione della gonna, che proprio nei primissimi anni Novanta inizierà ad aprirsi a campana, e un punto vita sempre più sottile, saranno le maniche a controbilanciare la figura divenendo nel contempo elemento decorativo. Leggermente increspate sulla pala ma ancora strette all’inizio del decennio, diverranno via via sempre più ampie. Tra le opere in sala: Edoardo Gelli, En passant, 1896; Abito da giorno, Sartoria Laura Lombardi e Sorelle, Milano, 1893-1896.
Sezione 7. Il fumo al femminile: da gesto anticonformista a fenomeno culturale
La piccola cella del castello ospita una suite di opere eseguite tra la metà degli anni Sessanta dell’Ottocento e i primi anni Venti del Novecento, lavori che hanno tutti come protagoniste giovani donne che assaporano il piacere sottile del trascorrere del tempo libero immerse nella lettura di un libro, rilassandosi in poltrona, conversando con un’amica in una sala da tè, tutte in compagnia di una sigaretta accesa. Un gesto che cambia insieme all’evoluzione del costume divenendo testimonianza dell’emancipazione femminile.
Tra le opere in sala: Federico Faruffini, La lettrice, 1865 circa; Pietro Marussig, Donne al caffè, 1924.
Sezione 8. Dagli inizi del XX secolo agli anni Venti
L’ultima sezione della mostra illustra l’evoluzione della moda e del costume avvenuta nel corso dei primi tre decenni del secolo. Decenni di cambiamenti epocali nei quali si è passati dalla cosiddetta linea “a S” agli abiti dalla linea diritta. La prima ottenuta mediante l’adozione di corsetti strettissimi che accentuavano il punto vita mettendo in evidenza il seno, spinto in avanti, e il fondoschiena, proponendo una silhouette a S che ricordava le forme sinuose dello stile floreale. I secondi caratterizzati da una struttura sartoriale semplice con cintura a vita bassa e orli sempre più corti; modelli più comodi che rispondevano pienamente all’esigenza di praticità che la vita moderna richiedeva.
Tra le opere in sala: Vittorio Matteo Corcos, Ritratto di Yole Moschini Biaggini, 1907; Giovanni Boldini, Mademoiselle De Nemidoff, 1906; Felice Casorati, Le ereditiere, 1910.
Accompagna la mostra il catalogo, edito da METS Percorsi d’Arte, con saggi storico-critici di Elisabetta Chiodini, Francina Chiara, Andrea Bruciati, Camilla Testi, schede scientifiche e regesto delle opere.
Dichiara il Sindaco di Novara Alessandro Canelli: “Una nuova grande mostra al Castello dedicata quest’anno ad un tema che, ne siamo certi, appassionerà i visitatori. I costumi e la moda dell’Ottocento sono al centro dell’esposizione promossa da METS Percorsi d’arte nelle sale del Castello, un’importante occasione per offrire al pubblico un viaggio affascinante nella storia del gusto, dell’eleganza e della società. Una straordinaria chiave di lettura di un secolo di profonde trasformazioni, capace di raccontare non soltanto l’evoluzione dello stile, ma anche i cambiamenti sociali e culturali. Il Castello si conferma hub culturale e luogo di incontro tra arte, storia e bellezza, capace di attrarre visitatori, appassionati e studiosi, contribuendo a rendere la cultura un elemento centrale della vita della nostra comunità e un’opportunità di crescita e promozione del territorio.
Un grande ringraziamento a METS Percorsi d’arte per un progetto che arricchisce l’offerta culturale della città e invita cittadini e turisti a riscoprire, attraverso la moda, un capitolo significativo della nostra storia”.
Commenta l’Assessore alla cultura della Regione Piemonte Marina Chiarelli: “Novara si conferma una città capace di portare al centro della scena culturale nazionale grandi protagonisti della storia dell’arte. La mostra dedicata a Hayez, Boldini e Casorati racconta oltre un secolo di trasformazioni della società attraverso un linguaggio originale, quello della moda e del costume, che ci permette di leggere l’evoluzione del ruolo della donna, dei comportamenti e della vita quotidiana. È proprio questa capacità di mettere in dialogo discipline diverse, dalla pittura alla moda, a rendere la cultura viva, accessibile e vicina alle persone. La Regione Piemonte sostiene con convinzione questo progetto, che rafforza il ruolo del Castello di Novara come punto di riferimento per le grandi esposizioni e contribuisce a consolidare l’attrattività culturale e turistica del territorio. Investire nella cultura significa anche valorizzare l’identità delle nostre città, creare nuove occasioni di sviluppo e offrire alle giovani generazioni la possibilità di conoscere il passato per comprendere meglio il presente”.
Sottolinea Paolo Tacchini, Presidente di METS Percorsi d’arte: “Una città che nel 1860 è stata testimone di un evento chiave nella storia del costume, cent’anni dopo ha iniziato ad affermarsi come polo della moda e più recentemente si è accreditata come sede espositiva di importanti mostre d’arte. Una curatrice specializzata nella pittura italiana dell’Ottocento, ma anche autorevole studiosa di storia della moda e del costume. La mostra perfetta per la città perfetta per la curatrice perfetta”.
La mostra è organizzata da METS Percorsi d’arte congiuntamente a Comune di Novara e Fondazione Castello di Novara, con il patrocinio e il contributo di Regione Piemonte, il patrocinio di Commissione Europea e Provincia di Novara, ed è realizzata grazie al sostegno di Banco BPM (Main sponsor), De Agostini Editore S.p.A. e Esseco S.r.l. (Sponsor), con il contributo di Artekasa S.r.l., Camera di Commercio Monte Rosa Laghi Alto Piemonte, Camporelli S.N.C., Comoli Ferrari & C. S.p.A., I Dof Mati, IGOR s.r.l., Fondazione Comunità del Novarese, Fondazione CRT, Italgrafica Novara, Mirato S.p.A.. Si avvale inoltre della collaborazione di Abbonamento Musei Piemonte e Valle D’Aosta, Ad Artem, Agenzia Turistica Locale Terre dell’alto Piemonte (Biella Novara Valsesia Vercelli), Big/Ciaccio Arte, EnjoyMuseum S.r.l. e Swiss Chamber (Camera di Commercio Svizzera in Italia), con il supporto di Enrico Gallerie d’Arte e Gallerie Maspes Milano.
L’iniziativa gode inoltre di apposite convenzioni che favoriscono la visita di altre sedi espositive in città, come la Cupola di San Gaudenzio, la Galleria Giannoni e il Museo Archeologico, nonché una ulteriore sinergia con la Città di Biella, che consentirà di visitare la mostra “Divisionismo 1900-1930.Il segno dell’avanguardia in Italia” a Palazzo Gromo-Losa.
Info
Sede: Castello di Novara, Piazza Martiri della Libertà 3| T. 0321 1855421
Orari: da martedì a domenica dalle 10.00 alle 19.00 (ultimo ingresso ore 18.00) | lunedì chiuso
Aperture straordinarie: domenica 1novembre, lunedì 7, martedì 8, sabato 26 e lunedì 28 dicembre, venerdì 1, lunedì 4, mercoledì 6 e venerdì 22 gennaio, 28 e 29 marzo.
Chiuso: giovedì 24, venerdì 25 e giovedì 31 dicembre
Aperture anticipate alle ore 9.00: Sabato 3 e domenica 4 aprile 9.00-19.00 (la biglietteria chiude alle 18.00)
