
L’evento, organizzato da Faita Federcamping in collaborazione con Crippaconcept, si articola in due giornate di incontri e convegni interamente dedicati al settore del turismo all’aria aperta. Presenti centinaia di operatori del settore giunti a Roma da tutta Italia, a testimonianza del ruolo centrale di un comparto in costante evoluzione nel panorama economico e turistico italiano.
Fra i temi affrontati in questa prima giornata, le leggi che regolamentano il settore, dalla semplificazione catastale alla prevenzione degli incendi, per proseguire con i temi legati all’innovazione, dal digitale all’intelligenza artificiale, fino al sostegno agli investimenti.

“Sono necessarie politiche pubbliche che riconoscano le specificità dell’open air favorendo la riqualificazione delle strutture, com’è avvenuto nei recenti interventi del Governo per la semplificazione paesaggistica – afferma Alberto Granzotto, presidente Faita Federcamping – Allo stesso tempo è fondamentale valorizzare l’evoluzione del campeggio tradizionale: va in questo senso il bando GreenTour che, sostenendo interventi di efficientamento energetico e innovazione, contribuisce a migliorare sostenibilità, la qualità dell’accoglienza e competitività delle imprese”.
I dati. Le strutture all’aria aperta (camping e villaggi turistici) in Italia sono circa 2600 e hanno una potenzialità, in termini di capacità, di oltre 1,3 milioni di posti letto al giorno. L’Open Air, con circa 74 milioni di presenze nel 2025 (dato comprensivo delle presenze stimate di ospiti stanziali non computati nel calcolo ISTAT) rappresenta la seconda modalità, nonché il segmento a maggiore vivacità, dopo gli alberghi. Il trend del settore è risultato costantemente positivo ed è connotato da incrementi stabili e rilevanti sin dai primi anni 2000. La classifica dei Paesi di provenienza dei turisti open air elaborata per Faita dalla piattaforma HBenchmark, vede ai primi posti la Germania (che pesa per il 43,3% sul totale degli ospiti), l’Italia (28,6%), i Paesi Bassi (6,7%), l’Austria (5,3%).
In Italia in media l’open air nel 2026 registra un incremento di presenze compreso fra l’1 e il 2% rispetto al 2025 (dato HBenchmark e Centro Studi Faita), mentre il bel tempo dilata la stagione, con alcuni campeggi della costa che in via sperimentale terranno aperto fino a novembre. Non solo: in questo 2026 si è assistito all’apertura di nuove strutture in tutta Italia, anche al di fuori dei circuiti tradizionali: il fenomeno riguarda campeggi e villaggi inaugurati a ridosso dei centri storici e delle località termali.
Investimenti, ESG. Le imprese open air stanno investendo molte risorse sull’innovazione dei servizi, sull’accessibilità, sulla digitalizzazione (con l’impego dell’intelligenza artificiale (in ambito statistico e gestionale), e sulla sostenibilità. Che si traduce, ad esempio, nell’introduzione di mobil home certificate a livello europeo, da materiali riciclati e completamente riciclabili, in una più attenta cura del verde, in un controllo delle emissioni, in un risparmio energetico, e in accordi stipulati con gli istituti di credito, Intesa San Paolo in primis, che premiano le imprese più ‘virtuose’ con condizioni vantaggiose di credito agevolato. Quelle cioè che investono in sostenibilità, principio che comprende l’accessibilità come leva di competitività delle imprese.
Lo ha sottolineato oggi Roberto Vitali di Village For All, il network che promuove il diritto alla vacanza e all’ospitalità senza barriere, analizza e certifica con sopralluoghi sul campo il livello di accessibilità di villaggi, campeggi e destinazioni turistiche. “Il potenziale annuo del turismo accessibile in Italia è di circa 27 miliardi di euro, a fronte di circa 1,3 miliardi realizzati – spiega Vitali – L’accessibilità è un vantaggio competitivo da pianificare”. Anche in virtù del fatto che la popolazione invecchia e, è emerso dal Forum, la maggior parte dei nuovi viaggiatori ha più di 65 anni.
